giovedì 16 luglio 2009

Citrullus vulgaris


Poco prima di arrivare all'Oscar, e proprio per "La vita è bella", Roberto Benigni aveva vinto un premio come miglior attore al British Academy Film Award. I giornali del 12 aprile 1999 riportavano questa sua memorabile dichiarazione: " E' il mio primo premio in Inghilterra. Sono pieno di gioia come un cocomero!"
Cocomero è, probabilmente, il nome esatto di una delle cose che fanno bella l'estate; in altre parti d'Italia prende nomi diversi, e a Parma diventa femmina: cocomera. A Milano e in Lombardia il cocomero è ancora femminile, come forse è più giusto: e si chiama anguria. Nel Meridione si chiama spesso melone, e secondo me è un peccato perché si fa confusione di due piaceri simili ma diversi. Anguria fa rima con goduria: forse anche per questo mi piace il termine lombardo, e sono sicuro che da questo punto di vista anche Roberto Benigni sarebbe d'accordo.
(...) Nonostante il nome scientifico poco reverente (Citrullus vulgaris, oppure Cocumis citrullus), questo frutto a suo modo esuberante impone rispetto anche per la mole (certe varietà possono superare i 20 chili), per la polpa rutilante che infonde il buonumore, per l'aureola bianca che avvolge la massa pulpare, per la scorza verde e variegata che avvolge e protegge il frutto, dopo la raccolta. C'è chi snobba il cocomero (da molti chiamato anguria, che è un termine a diffusione regionale), quasi considerandolo un alimento voluttuario. Mica vero: almeno se si tiene conto che, quasi per magia, questo frutto soggioga, imponendosi a mega dosi. E' improbabile accontentarsi di una miserevole fettina: fa solo tristezza. La dose-allegria è una semiluna da mezzo chilo. La metà è scarto: si consumano, al netto, solo 250 grammi. Che forniscono, mediamente, intorno ai 10g di zuccheri (appena 4g o poco più per etto), un'inezia di solo 40 calorie. Conviene lo tengano presente coloro che si sono sottoposti a diete ipocaloriche. Oltre tutto, questi pochi zuccheri hanno un basso indice glicemico, quindi non innalzano sensibilmente la glicemia, nemmeno nei diabetici. Insomma, con il cocomero si ha la botte piena e la moglie ubriaca. La stessa dose di 250g netti di polpa forniscono 20mg di vitamina C (più di un terzo del fabbisogno giornaliero), una modesta quantità di caroteni e un apprezzabile rifornimento di vari antiossidanti, soprattutto antocianine e flavonoidi. (...)
(il dottor Emanuele Djalma Vitali, dall'Espresso 29 luglio 2004)

(Giuliano, 21 agosto 2004)

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